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Olivi e Oliveti Salentini

L'olivicoltura nel Salento oltre a dare il primo benvenuto all'arrivo di ogni turista con il caratteristico paesaggio formato da milioni di olivi rappresenta parte della storia di questi luoghi.

 

La storia dell'olivicoltura si intreccia con quella di imperi, religioni ed invasioni. L'olivo rappresenta una delle piante più famose, sia per la sua diffusione presso il bacino mediterraneo e sia per il suo carattere simbolico.

Storia dell'olivicoltura nel Salento e in Puglia

Presumibilmente i primi ad introdurre la coltivazione dell'ulivo nel Salento furono i Greci, secoli prima della conquista romana l'olio della Terra d'Otranto era commerciato con gli altri popoli mediterranei.

A partire dal periodo romano cresce l'importanza dell'olivo nel Salento ed in Puglia, Marco Porcio Catone scrisse il "De agri cultura" intorno al 160 a.C., nel capitolo VI trattando delle diverse cultivar e dei metodi di coltivazione dell'ulivo menziona la "Salentina" che altro non è che l'odierna Ogliarola Salentina.

Durante il periodo romano l'olivicoltura divenne estensiva grazie all'avanzata rete commerciale ed anche al ricorso di manodopera schiavile, nei secoli che seguirono alla caduta dell'Impero il declino sociale ed economico delle città portò in declino l'intero settore.

Tuttavia ancora una volta arrivo dall'Oriente un'ondata di innovazioni e rinnovamento, durante il periodo bizantino i primi monaci basiliani erano giunti nel Salento, il loro numero aumentò ulteriormente durante il periodo iconoclasta intorno al IX - X secolo.

Oltre a portare la loro religione ed il culto della Madonna ricostituirono le precedenti estensioni di olivi, bonificarono le paludi ed introdussero nuove tecniche di coltivazione, risale infatti ai basiliani la tecnica di innestare l'olivastro con altre varietà a maggiore produttività, grazie a quest'idea le nuove piante innestate crescevano su alberi già robusti e radicati, come conseguenza di queste tecniche si potrà notare che negli oliveti più antichi le piante sono disposte senza un ordine preciso.

Un ulteriore sviluppo si ebbe dopo la costruzione della rete costiera di Torri e vedette durante il periodo delle invasioni saracene, gli oliveti si trasformarono in chiusure, nome originato dai muretti a secco che circondano gli oliveti, e le masserie diventarono fortificate.

Durante il XVIII secolo l'olivo era diventato la pianta più diffusa nella regione, la rete commerciale era estesa fino al Nord Europa e l'olio del Salento illuminava le case e le strade di Londra. Gallipoli e Otranto erano i porti principali per la vendita dell'olio a tutti i paesi d'Europa.

In questo periodo nuove estensioni di oliveti vengono impiantate nel Salento, il posizionamento scelto è quello a quinconce (ad esempio come il numero cinque nel dado), la distanza tipica era tra i 15-20 metri, questo metodo permetteva di intercettare in maniera ottimale la luce e di ottimizzare al meglio l'utilizzo del terreno.

Durante la fine del Settecento, alcuni illuministi salentini dopo aver fatte proprie le idee scientifiche provarono a tradurre ed a creare applicazioni in campo agronomico.

Il martanese Cosimo Moschettini ed il gallipolino Giovanni Presta dedicarono parte dei loro studi alle sperimentazioni su cultivar e sulle malattie degli ulivi, come risultato delle loro sperimentazioni nell'ambito del territorio individuarono come le varietà autoctone Ogliarola Salentina e Cellina di Nardò erano più resistenti alle malattie, agli insetti ed al microclima salentino.

A quasi duemila anni di distanza dalle opere di Marco Porcio Catone gli studi del Moschettini e del Presta dimostrarono che le varietà autoctone sono più resistenti ed offrono un prodotto migliore, ai giorni nostri, sono le varietà perfette per una coltivazione secondo i principi biologici.

 

 

 

 

 

 

 

Oliveti del Salento

Olio Extravergine di Oliva

Vendita diretta Olio del salento

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